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sulla carta e’ un monte un cerchio una bocca che reclama e fuma, una giovane vetta che non sopporta il il peso del cielo addosso, che che fischia che fischia e sputa all’occhio delle delle nuvole correnti come il nome di un vulcano, mi scorre per le vene e tra le gambe, un terremoto tra le pieghe del mondo s’infila e trova la fessura che spacca e dopo unisce le due metà troppo tardi per opporsi, troppo presto per capire da che versante dilaghiamo: avvolti nella cenere a mantello rotolano per terra, gli amanti l’azzurro del vostro bel tetto fatto livido e notte sul fragile giorno: a chi si alza e crede di aver sicuro il sole fino al tramonto, fino a casa la strada piana e dritta, la ragione del mondo in tasca e la certezza che batte il piede a terra e comanda siede e regna sulla schiena paziente del pianeta, come in bilico una tazza sul bordo.
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